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Youtube. Come una buona video strategy può influenzare il processo di acquisto

Questo post non nasce con l’intento di raccontarvi la solita favoletta sulla sacra “viralità” (sul tema consiglio di dare un’occhiata a questo TED Talk di Kevin Allocca, trend manager di Youtube), ma si pone l’obiettivo più alto di analizzare lo stato attuale del video advertising in Rete, raccogliere insight strategici e spiegare come un contenuto video può influenzare il processo decisionale di chi si trova in finestra di acquisto.
La ricerca che mi appresto a condividere nasceva da un semplice interrogativo: Su quali basi possiamo dire a un Brand che stare su Youtube e produrre contenuti video è importante?

Partiamo dall’automotive

Per necessità professionale sono partito da alcuni dati provenienti da una ricerca intitolata Gearshift 2013: Analysis of the Automotive Buying Process, condivisa quest’anno da Google e finita nelle mie mani con non poco sudore. La ricerca è incentrata sul settore automotive ed è relativa a un campione di 35.000 acquirenti di vetture in 22 paesi differenti.

Source: "Gearshift 2013: Analysis of the Automotive Buying Process"Secondo la ricerca di Big G, mentre il 93% di chi acquista una vettura nuova si documenta in Rete (questo dato non ci meraviglia di certo), il 57% di chi ha effettivamente acquistato una nuova auto lo ha fatto solo dopo aver visionato un video ad essa relativo. Un trend che sembra essere cresciuto sensibilmente negli ultimi 5 anni dato che la stessa ricerca nel 2009 aveva evidenziato un valore più basso di ben 11 punti percentuali. Sembrerebbe tra l’altro che per l’87% degli intervistati, aver visionato un contenuto video, abbia incrementato sensibilmente la reputazione del Brand e che, nello specifico, il 49% di questi si sia lasciato convincere da un video che illustrava le feature della vettura seguito da un 38% che invece ha preferito un video comparativo di più vetture. Anche questi ultimi dati non mi hanno meravigliato più di tanto, anzi, hanno confermato una sensazione dettata dall’esperienza che probabilmente viviamo tutti nel quotidiano: Prima di acquistare un prodotto ci documentiamo in Rete e spesso, specialmente nell’ambito dei prodotti tecnologici, ne approfondiamo le caratteristiche cercando su Youtube i famosi Unboxing o gli Hands on.
Prima di chiudere questa breve parentesi incentrata sul settore automotive, credo sia importante condividere un’ultima serie di dati. Alla domanda “Credi che per il prossimo acquisto ti lascerai ispirare da un video”, l’87% degli intervistati ha risposto “si” e il 61% di questi ha indicato come piattaforma prediletta proprio Youtube.
A questo punto abbiamo probabilmente raccolto l’insight più interessante e, una volta capito che Youtube è praticamente utilizzato dal consumatore moderno (Google la chiama generazione C) alla stregua di un motore di ricerca, possiamo proseguire con la nostra ricerca, staccarci dal mondo delle auto e provare a imparare qualcosa in più sul mondo di Youtube analizzando il comportamento dei Top Brand.

Concentriamoci su Youtube

Credo che la seguente infografica sviluppata da Pixability descriva meglio di tante parole lo stato di Youtube nel 2013.

Youtube nel 2013Il report da cui ho estrapolato questa infografica si chiama Top Global Brands on Youtube e può essere scaricato da slideshare.
Pixability non si è limitata a raccogliere un paio di statistiche, ma ha sviluppato un’analisi davvero completa sul comportamento dei 100 migliori Brand su Youtube. Per comodità di lettura, ho deciso di riassumere quei dati nei seguenti insight:

Sempre più contenuti

Il numero di contenuti video caricati su Youtube ogni anno è in continua crescita. Parliamo di 8.000 video caricati al mese nel 2013 e un tasso di crescita rispetto al 2012 che si aggira intorno al +73%. Sempre prendendo in analisi i migliori 100 Brand, la media di contenuti caricati da ogni Brand è di 187 video per canale mentre ogni video ha in media 37.000 views.
crescita numero video su youtube

Più video = più visualizzazioni

Brand che performano meglio su youtubeA quanto pare, esiste una correlazione diretta tra il numero di contenuti pubblicati da un Brand e il numero di visualizzazioni complessivamente raggiunte dal proprio canale. Nei grafico qui accanto, infatti, possiamo notare come tra i 13 Brand che producono più contenuti e i 13 con maggiori visualizzazioni ci sono numerose sovrapposizioni (evidenziate in rosso).
In pratica, più video produci, più visualizzazioni ottieni.

Media, Tecnologia e Automotive producono più video di qualsiasi altro settore

Dalla slide sopra si evince anche un altro dato interessante: tra i Brand che contribuiscono con maggiori contenuti su Youtube ci sono sopratutto aziende che vivono di Media come MTV e Brand tecnologici come Samsung. Vediamo più nel dettaglio la produzione di contenuti per settore.
Produzione video per settore merceologico

Pattern comportamentali simili tra Brand dello stesso settore

L’analisi della strategia video dei Brand suddivisi per categoria merceologica ha evidenziato dei pattern comportamentali ben definiti. Aziende del B2C producono in media più contenuti (non necessariamente di alta qualità) e ottengono molte visualizzazioni mentre i Brand del settore Lusso generalmente producono meno video di tutte le altre industry pur mantenendo un considerevole volume di visualizzazioni (ciò lascerebbe presumere che nel caso del Luxury la spesa media e l’alta qualità dei video tenda a compensare la minore quantità di contenuti prodotto).

pattern di strategia per classi merceologiche

I video in media raccolgono il 60% delle views tra la 4° e la 52° settimana

Nell’arco del primo anno, un video Youtube raccoglierà in media solo il 40% delle visualizzazioni tra la 1° e la 3° settimana.
Dato che i video continuano a essere indicizzati e acquisire rilevanza su Google, il principio della rilevanza cronologica che è valido per Twitter e Facebook non sembra riflettersi nell’ecosistema di Youtube.

views totalizzate da un video nel corso del primo anno

La SEO non è morta

Fare video SEO vuol dire principalmente corredare di metadata il proprio contenuto e integrare chiavi di ricerca strategiche nel Titolo, nella Descrizione e tra i Tag del video. Se prendiamo in analisi i 100 Top Brand, possiamo constatare che i canali che si trovano nella parte più alta della classifica hanno in media il doppio dei Tag e delle Playlist rispetto a quelli meno performanti. Non dobbiamo dimenticare poi che Youtube è praticamente il secondo motore di ricerca più utilizzato al mondo e che gli stessi video possono contribuire all’indicizzazione di un sito (secondo Google, incorporare video Youtube sul proprio sito può migliorare il posizionamento dello stesso finoa  53 volte).

Video SEO

Il Social è un ecosistema integrato

Il video è probabilmente la forma di contenuto più coinvolgente sui Social Network. Nella classifica dei Top 100 Brands, i video che hanno ottenuto più visualizzazioni hanno generato in media il 10.000% in più di Tweet e 5.000% in più di shares su facebook rispetto ai video meno performanti (un ciclo virtuoso che si auto-alimenta).

Facebook e Twitter

Potere agli influencer, quelli veri

Uno dei casi che mi ha affascinato di più nella recente storia della piattaforma di video sharing è quello di Mountain Bear, un normalissimo utente dalla barba lunga che nell’arco di pochi mesi ha raggiunto quota 41.464 Iscritti al canale e più di 46.520.000 visualizzazioni. Ecco il suo video più famoso, che da solo ha contribuito a più dell’80% delle visualizzazioni del suo canale:

La cosa più interessante è che in realtà il video in questione, prima di diventare virale, era rimasto nell’anonimato della Rete per quasi un anno, finché Jimmy Kimmel, un conduttore televisivo molto noto negli Stati Uniti, meravigliato dalla stranezza del video, non ha deciso di condividerlo su Twitter…
viralità

Ecco, a questo punto abbiamo ripercorso una serie di dati decisamente interessanti che vanno dal comportamento del consumatore nel processo d’acquisto ai risultati dei Brand più performanti.  È evidente che Youtube non sia più una semplice repository di contenuti, ma possa essere a tutti gli effetti considerato un Canale di comunicazione attivabile per tutte le fasi del Marketing Funnel, ben integrato nell’ecosistema Google e perfettamente inter-connesso con gli altri Social Network.

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Business Model dei Social Network. Il futuro del social advertising.

image

non addetti al settore avranno difficoltà a trovare estremamente esilarante questa immagine. La realtà è che questa vignetta è un po’ l’emblema della comunicazione digitale e fa, allo stesso tempo, sorridere e riflettere. Sfruttando la possibilità di segmentare il target degli ads fino a dettagli come stato sentimentale o gusti musicali, il social advertising di contenuti sta assumendo caratteri sempre più inquietanti. Tema complesso quello dell’on-line advertising e della sensibilità di certe informazioni personali che nasce nell’età di Big G (ricorderete il grande dibattito del 2010 su Google, il re-targeting e la sensibilità dei dati privati) e oggi fiorisce sulle piattaforme più disparate generando grandi critiche tra i fruitori di piattaforme gratuite (vedi il recente polverone sulla proprietà dei cotenuti su Instagram o Facebook). Ora, in tale contesto, l’unica cosa che mi preme sollevare è che non bisogna dimenticare che tali piattaforme, in virtù della loro gratuità, hanno la piena libertà di trovare un proprio business model e che i fruitori (gli utenti iscritti) sono liberi di non riconoscersi in tali scelte con la semplice cancellazione dalla piattaforma.

Quello che mi sarebbe piaciuto leggere in questi giorni dai social-autoreferenzialisti come me che fanno dei Social Network il proprio pane quotidiano è un discorso più alto e approfondito sulle dinamiche che, nei board delle sale riunioni più prestigiose, portano alcune piattaforme a scegliere un business model piuttosto che un altro. Urge una seria riflessione sull’evoluzione del Corporazionismo moderno che ha infettato il mondo digitale attraverso le affascinanti ma sporche meccaniche del Private Equity e del Venture Capital. Il punto è che ogni vent’enne in ciabatte con un bel progetto in mano perde inevitabilmente il controllo della nave quando inizia a essere ammaliato dai primi finanziamenti e nessuno può biasimarlo per questo, specialmente se nel frattempo usufruiamo del progetto in questione gratuitamente: sarebbe interessante, parlando di soluzioni, ipotizzare lo sviluppo di una piattaforma crowdsourced dove gli utenti pagano l’accesso ma hanno diritto di votarne le features e sceglierne il business model (es. no pubblicità).

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Buzz Marketing e Campagne Olistiche: come coinvolgere gli influencer per incrementare il proprio share of voice

Negli ultimi anni ho avuto occasione di pianificare e coordinare numerose campagne di comunicazione integrate. Con “integrate” mi riferisco a tutte le attività di comunicazione e promozione in grado di vivere su più touch-points, sia in Rete che Offline.
Tali campagne mi ricordano le partite di scacchi: fin dalla prima mossa vanno definiti i giocatori e i loro ruoli; chi dirige le pedine deve pianificare con estrema accuratezza le proprie mosse e avere ben in mente le variabili che potenzialmente potrebbero influenzarne il risultato finale.

La continua evoluzione dei mezzi di comunicazione non lineare (Social Media) e l’inarrestabile processo di integrazione che gli stessi Social Network stanno vivendo negli ultimi anni spingono i marketers a ridefinire costantemente i paradigmi su cui lavorano in cerca di idee innovative in grado di coinvolgere a 360° gli utenti in esperienze sempre più interattive.
Così nascono i progetti olistici, figli di settimane di Envisioning da parte dei Social Media Planners nelle società più strutturate e geniali intuizioni del singolo nelle più piccole realtà.

Dallo Spot TV al Buzz Marketing

Di chi ti fidi di più, di uno spot televisivo o del tuo vicino?

E’ indubbio che negli ultimi 20 anni il consumatore medio abbia imparato a riconoscere i messaggi pubblicitari e, di conseguenza, abbia anche sviluppato una certa indifferenza verso i “bei volti televisivi” che, spesso, nell’esaltare le caratteristiche di un prodotto, cadono nel grottesco.

Questa “Immunità da Advertising”  ha spinto numerosi Brand a ridefinire il concetto di pubblicità in cerca di soluzioni sempre più coinvolgenti sul piano emotivo e valoriale (vi risparmio il pippone sull’evoluzione del Marketing rimandando chi fosse interessato ad approfondire l’argomento al seguente articolo: Mustafà, Kotler e l’essenza del Social Media Marketing).
Nell’ultimo decennio, anche in Italia si è assistito a una lenta evoluzione del messaggio pubblicitario grazie alla crescita delle attività online e, con l’esplosione del fenomeno del blogging, sono nati anche i primi progetti di coinvolgimento delle community in Rete che sfruttano proprio il fenomeno del Passaparola (Word Of Mouth):

Sponsored Posts: sono articoli pubblicati da blogger specializzati in un determinato settore che recensiscono un determinato prodotto, generalmente sotto corrispettivo economico.

Buzz Ambassadors e Brand Advocates: sono generalmente persone designate a intervenire nelle conversazioni in Rete e parlare di uno specifico prodotto a nome del Brand. Non esistendo specifica legislazione nel settore, sono il buon senso e un codice etico universalmente riconosciuto, il WOMMA code (tradotto in Italia WOMMI), a definire le modalità di intervento di tali soggetti nelle conversazioni.

Il word of mouth non può essere falsificato.

L’inganno, l’infiltration, la disonestà, lo shilling, e altri tentativi di manipolare i consumatori o la conversazione sono deplorevoli. I professionisti del marketing onesti non ricorrono a queste pratiche, non lo faranno, e se ci provano saranno smascherati. I comportamenti scorretti saranno messi in evidenza dal pubblico e si ritorceranno in maniera letale contro chiunque li utilizzi.

[Fonte: Codice etico di Word Of Mouth Marketing Italia]

Un dato la fa ormai da padrone:

l’80% degli acquirenti acquista un prodotto solo dopo aver consultato una recensione online

I brand hanno così iniziato a comprendere l’importanza dello stare in rete e di una comunicazione genuina, basata sul dialogo e l’intermediazione di persone comuni (non più l’inarrivabile testimonial di turno, ma il blogger, digitale reincarnazione dell’uomo comune). In effetti, il Blogger, interagendo con i propri lettori e venendo percepito dagli stessi come un esperto del settore di competenza, rappresenta proprio quel ponte di collegamento fiduciario con le community che la TV, ad esempio, non può più garantire. Così nasce il Buzz Marketing, evoluzione spontanea del classico passaparola e attività attraverso cui, a costi ragionevolmente bassi, i Brand sono ora in grado di invadere, pacificamente e non, quel terreno in continua trasformazione che è il web.

Dal Google PageRank al Facebook EdgeRank

Come scegliere il territorio di conversazione?

Volendo citare  Federico Badolani, Information Architect del Gruppo Editoriale l’Espresso, “Internet è un luogo e non un mezzo, è un posto al pari di una piazza o una scuola”. La Rete è quindi un terreno che va prima analizzato e compreso.

Per quanto concerne le attività di Buzz Marketing, trattandosi spesso del coinvolgimento dei blogger, è necessario analizzare prima la Rete e individuare i Blog più frequentati.
Definire poi dove alimentare le conversazioni è un’operazione che richiede un ragionamento strategico non indifferente e dipende da molti fattori tra cui: tipologia di prodotto (è importante sapere che non tutti i beni di largo consumo si prestano al buzz marketing) e il target.
Negli ultimi anni, l’evolversi dei Social Network ha permesso di perfezionare l’attività di ricerca per cui non ci si limita più alla valutazione del contenuto dal punto di vista semantico (Page Rank, Alexa…), ma si è arrivati anche ad analizzare il suo autore e a definirne il grado di influenza (Klout Score, Peer Index…).

In realtà, già da qualche anno Facebook svolge questa attività per noi analizzando i contenuti che verranno visualizzati nella nostra Homepage, si tratta dell’EdgeRank.

Anteprima dell’algoritmo utilizzato da Facebook per definire la rilevanza di un contenuto e del suo autore

L’algoritmo in sé non è complesso, ma rappresenta dal punto di vista ingegneristico una elegante soluzione. Si compone di tre variabili:

Affinità

Facebook è in grado di calcolare il livello di affinità tra te e un tuo amico analizzando il livello di interazione che vi lega. Più spesso fai Like, visualizzi e commenti il post di un amico, maggiore diventa il vostro tasso di affinità. Più o meno allo stesso modo, più spesso interagisci con Ford Italia (il cui tasso di engagement dipende proprio dal numero di interazioni che compi: click, Like, commento, condivisione) più Ford-centrico diventa il tuo NewsFeed Facebook, la Home all’interno della quale visualizzi i contenuti postati dai tuoi amici e dalle BrandPage che segui.

Peso

Questa variabile analizza la tipologia di contenuto con la quale interagisci più spesso e influenza di conseguenza i contenuti che visualizzerai sulla tua Home (NewsFeed). Ecco un’ empirica classifica basata  sulla mia esperienza da Community manager:

  • Foto (l’80% dei contenuti con il più alto tasso di engagement è costituito da immagini)
  • Video
  • Links
  • Status updates

Nota: Nel valutare il peso di un contenuto, sia esso immagine, video o link, Facebook analizza tutti i tipi di interazione ma dà ai commenti, proprio perché espressione di un engagement più profondo, un’importanza maggiore.

Tempo

A nessuno piace leggere notizie vecchie e Facebook lo sa. Per garantire la presenza di contenuti sempre freschi nel tuo NewsFeed, Facebook dispone i contenuti tenendo conto anche della “recentezza” degli stessi.

Notizie come, ad esempio, la morte di un personaggio pubblico producono  numerosi contenuti su Facebook e un altrettanto ampio livello di interazioni (Like, Shares e commenti), ma ciò non vuol dire che questi contenuti meritino di restare nel tuo NewsFeed anche la settimana successiva. Qui interviene la variabile tempo che analizza la freschezza dei contenuti.

Piattaforme di Influence Ranking, valutare il nostro capitale relazionale

Abbiamo approfondito il funzionamento dell’EdgeRank di Facebook, algoritmo che, definendo i contenuti da visualizzare nel nostro NewsFeed, influenza ogni giorno la nostra attività Sociale in Rete. Ora risulterà molto più semplice comprendere le logiche con cui numerosi servizi in Rete hanno sviluppato algoritmi simili in grado di definire il grado di influenza (in realtà si tratta del capitale relazionale) di una persona e dunque la rilevanza della sua opinione per il suo network (coloro che lo seguono su twitter o sono suoi amici su facebook). Prima di andare oltre, però, voglio suggerire questa interessante intervista svolta da Maria Petrescu per Intervistato.com a Brian Solis (blogger che seguo da tempo e probabilmente uno dei maggiori esperti di Social Media al mondo).

In questa intervista Brian Solis fa un’importante osservazione (dal minuto 2) “Quello che misuriamo è il capitale relazionale…Influenza è qualcosa di diverso, è la capacità di modificare il comportamento delle persone”. 

Fatta questa importante distinzione tra Influenza e Capitale Relazionale, vediamo quali sono i principali tool oggi a disposizione per analizzare proprio il Capitale Relazionale di un utente in rete:

PEERPERKS: piattaforma specializzata nell’offrire sconti a utenti profilati in base al loro Capitale Relazionale, l’algoritmo si chiama Peer Index.

KLOUT: è la piattaforma più conosciuta. Avvalendosi dei dati di Twitter, Facebook e LinkedIn, Klout determina la tua influenza con un punteggio da 1 a 100, fornendo statistiche interessanti in un’interfaccia semplice e coinvolgente.

Ora. Giocare con queste piattaforme è divertente, sono studiate per incentivare l’utente a migliorare il proprio punteggio e confrontarlo con quello degli altri (gamification). Ma qual è il loro modello di business? La risposta è semplice: una volta creata una base di utenti cospicua, piattaforme come klout rivendono le proprie liste di utenti, profilati per categorie, ai Brand.
Ecco un esempio di come RedBull stia sfruttando Klout per tener traccia degli utenti che più parlano dei propri prodotti in Rete e hanno un maggior seguito:

Ma, una volta individuati gli “influencer”, cosa può farsene RedBull di questa lista?
Le possibilità sono infinite e, giusto a titolo esemplificativo, voglio condividere i dettagli di una campagna che ho coordinato in Italia per Ford nel corso degli ultimi 3 mesi:

Progetto Ford B-Max Hologram

Obiettivo

Generare awareness sul lancio di un’auto tecnologicamente all’avanguardia: la Nuova Ford B-Max. Interagire con gli utenti della Rete e motivarli a parlare del prodotto attraverso un regalo che, in stile e innovatività, incarna l’anima ingegnosa della Nuova B-Max: un rivoluzionario ologramma 3D dell’auto.

Target

950 Influencer del mondo Automotive e Social Media.

10 utenti sorteggiati tra coloro che su Twitter condividono la notizia usando l’hashtag #bmaxhologram.

Piattaforma Utilizzata

Gli Influencer sono stati profilati attraverso la piattaforma PeerPerks

Call To Action

Il pensiero innovativo di B-Max prende forma. Vuoi vincere un esclusivo quadro 3D della nuova Ford B-Max? Clicca qui e scopri se hai vinto

Report

Centinaia di Tweet generati

Tante testimonianze anche su Instagram

Interazione Cross-Media con il Brand grazie a un’attività di Community Management costante

Le numerose conversazioni su Twitter hanno generato interesse verso l’iniziativa e numerosi Blog Posts

Per concludere, non potendo fornire maggiori dettagli sul progetto B-Max e la sua evoluzione, sento opportuno sottolineare che simili iniziative non devono mai limitarsi a una “one shot strategy”. Come detto in apertura di questo articolo, una campagna olistica deve essere studiata fin nei minimi dettagli e deve mirare a un coinvolgimento degli utenti che sia il più profondo possibile. Per raggiungere tale scopo, la campagna ideale deve necessariamente prevedere la costruzione di un rapporto di lunga durata con gli utenti coinvolti che devono essere chiamati in causa con frequenza e sentire viva la volontà del Brand di dialogare con loro – cruciali le capacità del Community Manager in tal senso.

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Timeline: facebook risponde a Google+ e rivoluziona il concetto di “profilo”

Nemmeno un mese fa analizzavo in un articolo l’incredibile trend di crescita di Google+ (l’azienda di Page & co. ha raggiunto i 10Milioni di utenti in soli 16 giorni) e mi chiedevo che evoluzione avrebbe seguito il mondo dei social network nei prossimi mesi.
Il 21 Settembre 2011, Mark Zuckerberg, capoccia di Facebook, ha presentato  il nuovo f8.
Non si tratta del classico evento coinvolgente sulle novità di Facebook, bensì della presentazione del Nuovo Profilo Facebook.

Devo essere sincero, il passo di Facebook verso una piattaforma di Social-Blogging mi piace!

In pratica, il social network da 800Milioni di utenti si evolve in una Timeline, un diario sul quale i principali eventi, foto, post e video della nostra vita verranno visualizzati in maniera cronologica. Potrete andare a ritroso nel tempo e rivivere qualsiasi momento della vostra vita con un semplice scroll del mouse!

Oggi il nostro profilo si evolve e diventa un Blog di nuova generazione, tra poco potremo condividere in tempo reale le canzoni che stiamo ascoltando, poi con le social apps sarà possibile condividere letture, giornali, film e trasmissioni televisive. Siamo nel pieno della rivoluzione dei Social Network e la sana competizione derivante dal recente lancio di Goole+ non può che favorire questo processo.
Ora vediamo come attivare il nuovo profilo, che sarà poi ufficialmente visualizzabile dai nostri contatti a partire dal 30 Settembre 2011

Come attivare il nuovo profilo Timeline:

1. Recati alla pagina Developers di Facebook

2. Assicurati di essere connesso con il tuo account e autorizza l’applicazione ad accedere

3. In alto a destra, clicca su “+ Crea applicazione”

4. Nomina l’applicazione come preferisci compilando i campi richiesti

5. Procedi verificando la tua identità, dovrebbe trattarsi di un semplice Captcha Code 

6. In alto a sinistra, clicca su Open Graph

7. Ora dovrai definire un’azione per questa applicazione. Digita quello che vuoi, serve solo a validare il processo.

fb032 Comment activer votre timeline Facebook sans attendre

8. Seguirà una procedura guidata dove non ci sarà bisogno di compilare i diversi campi, vai direttamente alla fine.

Terminate le operazioni, sarai reindirizzato alla dashboard Open Graph.
Tornando sulla tua pagina Facebook, in alto troverai il tasto per attivare la nuova visualizzazione del profilo. Ora non resta che ripercorrere la tua vita e personalizzare la timeline modificando gli oggetti della pagina a tuo piacimento, come se fosse un Blog!
Ah, se sei un Geek, preparati a qualche bug 😉

Anteprima del profilo di nuova concezione

Tip: Se desideri farti un’idea di come apparirà il tuo profilo a partire dal 30 Settembre 2011, inserisci il seguente link: http://www.facebook.com/IL TUO ID FACEBOOK?sk=timeline

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