Organizzare concorsi nell’era dei Social Media

Negli ultimi anni, il fenomeno dei contest online è letteralmente esploso, tant’è che molti brand ormai organizzano periodicamente concorsi forzando, spesso, anche il legame con i propri prodotti.
Partiamo da un esempio recente, girando per la Rete mi è capitato di imbattermi in un Ad relativo all’ultimo concorso organizzato da Citroen Italia: Citroen Sensation Stories. Non voglio sicuramente fare banale retorica né accanirmi contro chi fa il mio stesso lavoro, voglio costruttivamente partire da un esempio pratico per analizzare più nel dettaglio alcuni requisiti legali necessari per poter indire un concorso e dimostrare quanto sia complesso in Italia.

Nel caso in oggetto, prendere nota:
Se pensate a un concorso basato sull’immissione di video e usate YT come repository: tenete conto del rischio di violazione dei diritti di copyright sulle colonne sonore utilizzate dai partecipanti…
Citroen sensation stories

Purtroppo le variabili da tenere in considerazione nell’organizzazione di un concorso on-line non sono solo di natura tecnica (Meccanica concorsuale, integrazione con i canali social e, più in generale, processo di partecipazione e gestione dei dati in DB), ma ci sono anche infiniti vincoli legali a cui fare molta attenzione.

Se state declinando un contest internazionale in Italia, ad esempio, lo stesso deve avere una fetta di premi solo per italiani (partecipanti che risiedono su territorio nazionale). Va pertanto stilato un regolamento ad hoc per i soli italiani e tenute in considerazione un bel po’ di regole.

Ecco alcuni piccoli dettagli che è bene tenere in considerazione nella definizione di un concorso:

  • il regolamento in italiano va depositato presso il Ministero dello Sviluppo Economico insieme alla fideiussione (la fideiussione, pari al 100% del valore del montepremi, serve come garanzia che il promotore possa di fatto erogare i premi e coprirne i costi) del 15 gg prima dell’avvio del contest (questo termine è però eludibile con una sanzione ci circa 1.000€);
  • la giuria o estrazione andranno effettuate per i soli italiani in Italia e solo alla presenza di un funzionario camerale/notaio. Un trucco è di prevedere sempre, anche in caso di vincitori multipli, che le estrazioni vengano eseguite in un giorno prestabilito in modo da dover pagare il funzionario camerale solo per una trasferta;
  • il server di gestione dei dati del contest italiano dovrà essere in Italia (il database utenti dovrà quindi necessariamente essere hostato in Italia);

Poi, se volete far vivere il concorso anche su una tab Facebook (in questo caso non sarà possibile accedervi da Mobile), ricordate che:

  • la partecipazione tramite Facebook, se state pensando di implementare un widget Facebook connect, è consentita solo se i partecipanti sono già iscritti al social alla data di avvio del concorso e non vengono utilizzate le funzioni FB (non potete, ad esempio, legare il concorso al numero di like effettuati su un determinato contenuto).

So che i tempi spesso non consentono di tenere in considerazione tutte le variabili del caso e non permettono nemmeno di testare le applicazioni e le meccaniche concorsuali a sufficienza, ma attenersi a queste fondamentali regole impedirà almeno di rischiare di incorrere in una sanzione che può arrivare a 500.000 € di multa per i requisiti legali o la chiusura forzata dell’applicazione da parte di Facebook nel caso in cui non vi siate attenuti ai dictat tecnici della piattaforma.

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Il 2012 riassunto in infografica

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Business Model dei Social Network. Il futuro del social advertising.

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non addetti al settore avranno difficoltà a trovare estremamente esilarante questa immagine. La realtà è che questa vignetta è un po’ l’emblema della comunicazione digitale e fa, allo stesso tempo, sorridere e riflettere. Sfruttando la possibilità di segmentare il target degli ads fino a dettagli come stato sentimentale o gusti musicali, il social advertising di contenuti sta assumendo caratteri sempre più inquietanti. Tema complesso quello dell’on-line advertising e della sensibilità di certe informazioni personali che nasce nell’età di Big G (ricorderete il grande dibattito del 2010 su Google, il re-targeting e la sensibilità dei dati privati) e oggi fiorisce sulle piattaforme più disparate generando grandi critiche tra i fruitori di piattaforme gratuite (vedi il recente polverone sulla proprietà dei cotenuti su Instagram o Facebook). Ora, in tale contesto, l’unica cosa che mi preme sollevare è che non bisogna dimenticare che tali piattaforme, in virtù della loro gratuità, hanno la piena libertà di trovare un proprio business model e che i fruitori (gli utenti iscritti) sono liberi di non riconoscersi in tali scelte con la semplice cancellazione dalla piattaforma.

Quello che mi sarebbe piaciuto leggere in questi giorni dai social-autoreferenzialisti come me che fanno dei Social Network il proprio pane quotidiano è un discorso più alto e approfondito sulle dinamiche che, nei board delle sale riunioni più prestigiose, portano alcune piattaforme a scegliere un business model piuttosto che un altro. Urge una seria riflessione sull’evoluzione del Corporazionismo moderno che ha infettato il mondo digitale attraverso le affascinanti ma sporche meccaniche del Private Equity e del Venture Capital. Il punto è che ogni vent’enne in ciabatte con un bel progetto in mano perde inevitabilmente il controllo della nave quando inizia a essere ammaliato dai primi finanziamenti e nessuno può biasimarlo per questo, specialmente se nel frattempo usufruiamo del progetto in questione gratuitamente: sarebbe interessante, parlando di soluzioni, ipotizzare lo sviluppo di una piattaforma crowdsourced dove gli utenti pagano l’accesso ma hanno diritto di votarne le features e sceglierne il business model (es. no pubblicità).

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Io vado in onda. E voi?

Io vado in onda. E tu?”. Con questo claim, semplice ma di impatto, iLIKE.TV (http://www.ilike.tv/), canale edito da Arkimedia, ha lanciato una coinvolgente campagna volta a evidenziare il forte lato partecipativo di questa social TV. Se con quest’ultimo termine si intende una televisione che punta a un coinvolgimento pieno degli utenti, protagonisti in prima persona di “ciò che va in onda”, iLIKE.TV rappresenta realmente un esempio realizzato di questo tipo di piattaforme.

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Come spiega Ilaria Mazzonis, director business development for sales and communication di Arkimedia, “vogliamo dire al nostro pubblico che oggi esiste un canale non solo in grado di proporre contenuti in linea con i suoi gusti, ma di cui può essere protagonista in prima persona, sia attraverso l’interazione in diretta con i programmi in onda, sia condividendo in tempo reale commenti e messaggi con gli altri telespettatori e con i propri amici attraverso i device mobili”.

Ecco che per sottolineare questa dimensione totale di condivisione e partecipazione, iLIKE.TV ha lanciato un’applicazione gratuita per realizzare pienamente questa interazione diretta con il canale. L’app, tanto per iPhone che per Android, richiede solo l’iscrizione a Facebook e prevede quattro funzioni: l’instant messaging con emoticon; la possibilità di comunicare il proprio stato del momento; la creazione di piccoli album fotografici a tema con le immagini presenti sulla propria pagina Facebook e la possibilità di vedere il risultato di ciascuna di queste attività in diretta sul canale.

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iLIKE.TV, sempre nell’ambito della campagna “Io vado in onda. E tu?”, ha quindi deciso di veicolare l’attività di comunicazione e promozione dell’app “rivestendo”, nel vero senso della parola, i tram di Roma e Milano con le immagini di alcuni testimonial selezionati durante l’ultima edizione di Romics, l’evento internazionale dedicato al fumetto, tenutosi a Roma nel mese di settembre, attraverso un casting con molti fan del canale. Non solo. Ha realizzato un divertente spot virale che mostra e dimostra l’essenza stessa del canale: un video che interagisce con la pagina Facebook di ogni utente in modo che ciascuno sia e si senta realmente protagonista di questo spot, poiché vede al suo interno i contenuti del proprio profilo.

Il tone of voice, il linguaggio così come il concept e gli strumenti di pianificazione utilizzato risultano tutti coerenti e tesi a sottolineare questa dimensione partecipativa e coinvolgente di iLIKE.TV, che è visibile su Sky, canale 170, sul digitale terrestre e su Youtube in streaming 24 ore su 24.

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