Il lato oscuro di Facebook: il massacro in Siria e la complicità dell’Italia

Abbiamo ampiamente parlato dell’uso dei social media nelle rivolte che hanno coinvolto il mondo maghrebino ed arabo nell’ultimo anno; abbiamo descritto il ruolo fondamentale che questi hanno avuto nell’organizzazione, nell’insita capacità di “fare rete” e di mettere in comunicazione i giovani tunisini, egiziani, siriani durante le proteste. Ma, vuoi o non vuoi, nulla al mondo è unicamente positivo, tutto ha “un’altra faccia”, un lato oscuro. E così anche i social media si sono rivelati una spada a doppio taglio.

Un esempio? Prendiamo il caso della Siria. A differenza di quanto attuato da Mubarak in Egitto, che ha cercato di reprimere il dissenso impedendo l’accesso a Internet, il governo siriano ha adottato un approccio più strategico e a lungo termine. Da quando ai giornalisti è stato proibito di entrare nel paese, l’unico modo per comunicare e informare il mondo di quello che di mostruoso il regime di Assad stava sistematicamente attuando contro il suo popolo, erano e sono i social network. Ci sono 580mila utenti Facebook in Siria. Il gruppo “The Syrian Revolution 2011” conta 370.904 membri senza contare i tantissimi profili Twitter come @AnonymousSyria, @Freeing Syria, @RevoluSec che sostengono le proteste.

Purtroppo Facebook non è solo uno strumento di lotta dei manifestanti contro il regime, ma anche uno strumento di lotta del regime contro i manifestanti. Il governo siriano e i suoi sostenitori sono, infatti, particolarmente efficaci nell’utilizzo di questi strumenti tanto per screditare quanto per monitorare i dissidenti. Su Facebook la pagina di “Bashar al-Assad” può contare su 246.955 sostenitori. Oltre a ciò, un gruppo di attivisti ed hacker filo-governativi, autodefinitosi “Syrian Electronic Army”, sta conducendo un’intensa guerra informatica, sostenuta indirettamente dal governo. Numerosi siti esteri, tra cui quello del Dipartimento del Tesoro americano, dell’attore Brad Pitt, di Oprah Winfrey e la pagina Facebook di Newsweek, hanno subito attacchi informatici ad opera di questa organizzazione che accusa i manifestanti di essere, in realtà, terroristi al servizio di forze sioniste e delle potenze straniere. Quando Anonymous colpì il sito del Ministero della Difesa siriano, l’Eletronic Army ha risposto entrando in un sito di Anonymous.

Ma non è finita qui. Molti attivisti arrestati hanno sostenuto di essere stati costretti a rivelare le password dei loro account Facebook e, dopo aver passato svariati giorni in carcere ed essere rilasciati, hanno trovato sulle loro bacheche commenti a sostegno del regime. Questo ha costretto molti manifestanti ad aprire diversi account fake, con falsi nomi, oppure mostrare username e password ad amici e familiari perché, nel caso sparissero improvvisamente nel nulla, questi potessero cancellare le critiche al regime sulle loro bacheche. Il peggio, però, deve ancora venire. A maggio, in un articolo del Washinton Post, è emerso che, secondo funzionari del governo degli Stati Uniti, l’Iran aveva rifornito il governo siriano di sofisticate apparecchiature di sorveglianza per aiutare a rintracciare i dissidenti tramite Internet. E finché si parla dell’Iran… Ma se a rifornire di tecnologie sofisticate per monitorare email, sms e chiamate dei cellulari fosse stata l’Italia?

Il giornalista di Bloomberg Ben Elgin e il suo collega Vernon Silver hanno denunciato, sul suddetto giornale, che diverse compagnie occidentali hanno fornito a diversi regimi mediorientali, tra cui Siria ed Iran, questo tipo di apparecchiature. Sembrerebbe che l’Area Spa, una società nel varesino che si occupa, per l’appunto, di sistemi di sorveglianza, abbia recentemente fornito al governo siriano una sofisticata tecnologia per monitorare il traffico online intercettando, analizzando e catalogando praticamente ogni e-mail che naviga nel paese (non vi ricorda un po’ la vicenda delle schede perforate americane IBM finite, stranamente, in dotazione all’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale?). Tuttavia il software creato da Area ha in sé dei componenti realizzati da altre aziende: un dispositivo hardware e software per l’archiviazione delle email della californiana NetApp.Inc, delle sonde per la scansione della rete delle comunicazioni della Qosmos SA, società con sede a Parigi, e strumenti che collegano la rete delle linee di telecomunicazione all’Area di Monitoraggio della tedesca Utimaco Safeware AG. Da quanto i due giornalisti hanno appreso da fonti e documenti, questo sistema copia i messaggi di posta elettronica, scansionandoli attraverso la rete, e li mette in un database in modo che le autorità possano poi consultarlo e utilizzarlo successivamente. Due tecnici dell’Area Spa sono atterrati direttamente a Damasco per completare personalmente l’installazione di questa tecnologia che permetterà alle forze di sicurezza siriane di visualizzare in tempo reale qualsiasi movimento o comunicazione online con un grafico che mappa la rete di contatti elettronici dei cittadini. “Asfador”, questo il nome del software nonché di chi nel 2008 contattò Area proponendo l’accordo. Il costo? 13 milioni di euro.

Attivisti siriani che protestano davanti alla sede di AreaSpa

Quando Ben Elgin contattò l’Amministratore Delegato di Area Spa, Andrea Formenti, in cerca di spiegazioni e risposte, questi si limitò a sostenere che non gli era dato parlare di specifici contratti o clienti dell’azienda e che, comunque sia, Area aveva rispettato tutte le leggi e i regolamenti del caso. “Spesso i governi utilizzano delle forme di ‘intercettazione legale’ per catturare i criminali” ha continuato Formenti e, senza alcun riferimento alla Siria, ha poi aggiunto: “Bisogna poi considerare che i repentini cambiamenti politici possono surclassare gli affari. Qualsiasi sistema di intercettazione soffre di un processo di vendita molto lungo laddove rivolte o mutamenti politici sono molto repentini. Basti pensare al caso della Libia e di Gheddafi, fino a un anno fa fedele amico del nostro premier”. Al contrario, il Ceo di Qosmos, Thibaut Bechetoille, ha sottolineato la volontà da parte dell’azienda di uscire il prima possibile dal progetto perché “non è giusto continuare a sostenere, seppure indirettamente, questo regime”.

L’Area ha poi annunciato, nei primi giorni di dicembre, di aver bloccato la collaborazione con il governo siriano. Comunque sia, è appurato che Al-Assad, con la complicità di aziende occidentali, si sia dotato di sofisticati strumenti per avere un totale controllo degli utenti Internet siriani, un Grande Fratello proprio dei peggiori incubi di Orwell.

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4 thoughts on “Il lato oscuro di Facebook: il massacro in Siria e la complicità dell’Italia

  1. MrGeek scrive:

    In alcuni punti sembra di leggere la trama di un film cyber-punk, o qualche romanzo di Orwell.
    Purtroppo la rete è un bottino di comunicazioni troppo ghiotto per non sentire echelonici pruriti. Sono curioso sul vostro punto di vista, quale pensate sia la soluzione all’occhio indiscreto del “grande fratello”?
    Una new-carboneria? Iniziare a cifrare i messaggi?

    Ottimo articolo.

    • Duderinaldi scrive:

      @MrGeek, una soluzione potrebbe essere non usare i social media (come per qualche anno hanno provato a fare molti miei amici), ma il problema principale sta nel fatto che non usare i social media ora vuol dire essere tagliati completamente fuori dalla società… Parliamo di un fenomeno sociologico ben più rilevante di una moda passeggera, stiamo rivedendo il modo in cui comunichiamo e ci informiamo (inbound e outbound), accorciando i tempi di qualsiasi processo evolutivo e anche, di conseguenza, delle rivoluzioni.
      Ora, appurati gli aspetti positivi, c’è da dire che l’occhio del GF è arrivato a disporre di strumenti di monitoraggio davvero sofisticati e i nuovi media non fanno che semplificargli la vita.
      Non escludo quindi, in termini strettamente evolutivi, la nascita di organizzazioni che pian piano si faranno giustizia da soli (vedi Anonymous).
      A proposito di cyber punk, più leggo libri sul tema più mi accorgo di quanto realistiche siano certe storie.
      Tu che ne pensi?

      • MrGeeK scrive:

        Non credo che i sociale network siano un fenomeno di costume, ne un servizio che attualmente si può decidere di non utilizzare.Tanto più che il problema in questo caso non è postare una bella foto su Facebook della manifestazione, si parla di comunicazione e la comunicazione non può essere fermata. Nel 1964 quando Ronan O’Rahilly si accorse di non poter ascoltare liberamente quello che voleva sulla radio perché il governo britannico imponeva un enorme censura sui contenuti, fondò “Radio Caroline”, un’emittente pirata che trasmetteva a largo, da una nave oltre la giurisdizione Inglese. La radio chiuse un bel giorno, ma diede il via a tutto il fenomeno delle radio libere che ci hanno portato fino ad oggi. Caroline era Caroline Kennedy, la figlia del presidente che, in una famosissima foto, è ritratta ai piedi della scrivania nella stanza ovale, a far confusione mentre “il presidente” è li a discutere di questioni importanti con i suoi collaboratori. E’ questo incarna l’immagine della comunicazione libera, questo è quello che possiamo fare, essere una traccia rumorosa e inarrestabile che sta li che tu la voglia ascoltare o meno. http://4.bp.blogspot.com/-jvMnzsWhkjs/TWJWk-DMhuI/AAAAAAAABjw/W-Pe-jvF_Uc/s1600/President+JFK+Desk.jpg

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