“Vogliamo la Siria LIBERA”, l’urlo di libertà si espande su Facebook

Continua il “quieto vivere” della stampa italiana sulla Siria. Della serie, ci sono molti fatti più interessanti di cui trattare: vuoi la ridondante crisi economica, vuoi il tragico incidente della Costa Concordia che va tanto di moda e fa crescere l’audience… Perché mai interessarsi a 7mila vittime di una feroce repressione da parte di un regime autoritario al di là delle sponde del Mediterraneo? Perché mai reclamare il rispetto di diritti e libertà, ragion d’essere stessa dell’Occidente?

Ma, mentre la stampa tace, i social media urlano. Ed è un urlo di rabbia, rabbia per quello che sta avvenendo in questo paese – un massacro senza fine. Solo oggi si contano 52 vittime ad Hama-, rabbia per l’indifferenza della comunità internazionale di fronte a questa vera tragedia. E a urlare sono migliaia di ragazzi, attivisti, blogger sia nel paese che esiliati ed espatriati all’estero. Urlano perché, nel silenzio assordante di Unione Europea, Nato, Onu e Lega Araba, cercano di dare voce a chi lotta e muore ogni giorno in nome della libertà.

Noi che sentiamo bene le urla della Rete, negli ultimi due mesi abbiamo seguito e intervistato i due cofondatori del gruppo Facebook “Vogliamo la Siria LIBERA!”. Aya e Bilal sono nati in Italia, ma hanno origini siriane e da quasi un anno stanno lottando per dare visibilità alla carneficina che il regime di al-Assad sta sistematicamente attuando nel paese. Perché? “Vado in Siria ogni anno da 25 anni. – sottolinea Aya – Ho visto e vissuto quello che viene definito ‘un regime’ e mi sono sempre chiesta il perché di quella paura che i siriani avevano nel nominare la parola Assad. Oggi ho capito!”. “Mi sento personalmente coinvolto come ‘cittadino del mondo’ – aggiunge Bilal -, come persona attenta al rispetto dei diritti umani, come cittadino italiano di origine siriana, come figlio di una persona che, con grandissimo spirito di sacrificio, è venuta in Italia dalla Siria a 17 anni e non è più potuta tornare nemmeno per il funerale dei genitori”.

foto: Kirby Kaufman

Il gruppo “Vogliamo la Siria LIBERA!” è nato poco dopo l’inizio delle rivolte nel paese. “All’inizio usavo un account falso per non mettere a rischio la mia famiglia. – ci rivela Aya – Invece le minacce sono arrivate comunque. Quindi, insieme ad altri due italo-siriani, abbiamo deciso di uscire allo scoperto e creare il gruppo, iniziando a scrivere tutto li”. L’obiettivo? “Tenere alta l’attenzione in Italia su quanto avviene ogni giorno in Siria da quasi 11 mesi. Il gruppo è aperto ai contributi di tutti e, seppur partito con pochissime persone, ora conta oltre 2.600 iscritti e migliaia di ‘visitatori’”.

Quale peso reale, quindi, hanno i social network nell’organizzazione e diffusione della rivoluzione siriana? “Facebook, Twitter, Flickr, Youtube sono divenuti i canali dove il messaggio rivoluzionario si è trasformato in un’onda che investe nazioni e cambia la storia. – afferma Aya – E’ accaduto e sta accadendo, dalla Tunisia all’Algeria fino all’esplosione non ancora placata in Egitto. La Penisola araba ha visto manifestazioni popolari organizzate via web in Yemen, in Siria. Questi strumenti hanno dato visibilità a qualcosa che altrimenti sarebbe stato per noi completamente invisibile”. D’altro canto il web è anche il luogo dove ognuno può scegliere le proprie fonti, dove si possono anche creare delle camere insonorizzate alle altre opinioni. “In Siria l’esperienza di attivismo politico era praticamente zero prima delle rivolte. Non c’erano network di attivisti o di organizzazioni civili che usavano internet in modo ‘consapevole’ come era, invece,  successo in Egitto e (un po’ meno) in Tunisia. Questa ‘ingenuità’ ha creato spesso distorsioni che hanno spaventato e confuso prima di tutto i siriani e poi gli stranieri (quindi la teoria del complotto scatta immediatamente)”. Questo non toglie che il 90% di quello che ci arrivi sia autentico e che gli attivisti in Siria e altrove stanno rischiando la vita per farci avere quelle informazioni e non farci stare al buio. Ultima cosa: “Il web è importante, ma guai a pensare che attraverso esso si dirigano le proteste e quello che succede sulla strada. Sono due realtà in parte separate: i nuovi media servono per dare visibilità, ma non per creare mobilitazione (Facebook non viene usato più di tanto per organizzare le manifestazioni perché altrimenti si informerebbe il regime in anticipo su ogni mossa dell’opposizione). La direzione delle proteste, in altre parole, è molto tradizionale e ‘fisica’, non c’entra con il web”.

Le rivolte sono iniziate ormai un anno fa, ma mentre in paesi come Egitto e Tunisia hanno avuto successo e i dittatori di turno sono caduti nel giro di qualche mese, in Siria questo non è ancora avvenuto. “La differenza – come indica Aya – sta nella fedeltà al regime da parte dei vertici militari, fedeltà motivata da una comunanza religiosa”. Opportuno ricordare, da questo punto di vista, che Assad appartiene alla setta degli Alawiti, che rappresenta all’incirca il 10 % della popolazione siriana. Gli arabi sunniti sono il 65 % mentre le comunità dei curdi sunniti e dei cristiani costituiscono il 10% ciascuna. Il resto è dato da drusi, sciiti, ismaeliti e altri gruppi minoritari. E tutti i vertici militari sono nelle mani degli Alawiti. Se la corrente sciita sostiene quella Alawita, allo stesso tempo quest’ultima sostiene gli sciiti di Hezbollah in Libano, creando un asse Libano-Siria-Iran che si autoalimenta e si sostiene militarmente ed economicamente. D’altronde, la situazione in Siria, come sostiene Bilal, è molto “complicata vista la posizione geografica e politica di questo paese che si trova tra Iran, Iraq, Libano, Israele e Giordania, attori regionali confinanti o vicini di assoluto rilievo”.  A questo va probabilmente aggiunto il fatto che in Siria non ci sono “risorse energetiche da mettere sotto tutela dall’Occidente”, sottolinea tristemente Aya. “Hillary Clinton ha detto che si può evitare alla Siria un trattamento libico perché, a differenza di Gheddafi, Assad è un ‘riformatore’. Un modo signorile per dirci che in Siria non c è nulla da guadagnare. L’ONU si è accorto delle nostre vittime dopo ben 9 mesi…”.

Cosa fare allora per aiutare il popolo siriano in questa lotta? Come si può vincere e abbattere questo regime? La Lega Araba, come abbiamo visto negli ultimi mesi, sembra assolutamente incapace di intervenire e mettere concretamente fine alla sanguinosa repressione di Assad. “Quello che serve, dopo 11 mesi di silenzio dell’Occidente, – secondo Aya – è l’intervento dell’Onu. Ormai l’unica opzione possibile è una no-fly zone perché, come al solito, si è tardato troppo prima di accorgersi di piu di 5000morti”. Dello stesso parere Bilal: “Serve una maggiore pressione internazionale. Russia, Cina e Iran devono smettere immediatamente di appoggiare il regime siriano. Oltre a ciò è necessario creare delle aree cuscinetto ai confini con Turchia e Giordania per permettere ai rifugiati di sfuggire ai massacri giornalieri”.

Quale futuro per questo paese una volta caduto il regime? Aya: “Immagino tutti i cittadini siriani in esilio nel mondo tornare e costruire tutti insieme una Siria civile e democratica basata sulla giustizia sociale e il rispetto di tutte le etnie e i credi religiosi. Ricordiamoci che non è Assad che ha costruito uno Stato laico, ma sono i cittadini che si sono sempre rispettati ed hanno convissuto nel miglior dei modi anche prima dell’avvento di Assad. C’erano anche ebrei nel Paese e vivevano benissimo”. “La società siriana è sempre stata coesa, unita, rispettosa di tutte le minoranze. – rincara Bilal – Mio padre, per esempio, oltre 50 anni fa aveva un insegnante di matematica cristiano e giocava con ragazzini coetanei musulmani, cristiani o drusi nella massima serenità. Proprio l’ascesa al potere degli Assad ha creato, invece, diffidenza e timori strumentalizzati tra musulmani, crisitiani, alawiti sciiti. Sono sicuro e certo che appena verà destituito Assad, la maturità dei siriani verrà alla luce e la situazione sociale tornerà alla progressivamente alla normalità”.
Negli ultimi giorni si parla tanto di SOPA e censura del web, giustissimo, ma non dimentichiamo che dal 2011 in Siria è stata negata a quasi 7000 persone la più importante delle libertà: vivere.

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11 thoughts on ““Vogliamo la Siria LIBERA”, l’urlo di libertà si espande su Facebook

  1. Alassio scrive:

    Invece di scrivere scempiaggini, potresti provare ad informarti alla fonte. Questo è il rapporto della Lega Araba sulla situazione in Siria.

    http://www.columbia.edu/~hauben/Report_of_Arab_League_Observer_Mission.pdf

    Fanne buon uso.

    • Duderinaldi scrive:

      Ma tu, Alessio caro, quel documento lo hai letto?
      “… In Latakia, thousands surrounded the Mission’s cars, chanting slogans in favour of the President and against the Mission.
      The situation became out of control and monitors were attacked. Two sustained light injuries and an armoured
      car was completely crushed. In order to address the matter, the Head of Mission contacted the Syrian
      committee responsible for coordination with the Mission. Nevertheless, the Head of the Mission ordered the
      immediate return of the two groups to Damascus. He met the Minister for Foreign Affairs and made a stronglyworded
      formal protest.”
      Indubbio che una guerra non è giustificabile, quello che ci preoccupa come esseri umani va ben oltre le dinamiche internazionali… Questo ragazzo aveva la tua età e che sia morto, cecchini di Assad sparano i bambini per debilitare psicologicamente le famiglie dei dissidenti, è un dato di fatto:

      • Alassio scrive:

        Potrei farti la stessa domanda.
        Stai implicando che “La Missione” è solo propaganda, citandomi quel passaggio ?
        Quel ragazzo è morto perchè mercenari pagati dal Qatar (e dall’occidente) sparano sulla folla per poi far notizia che “cecchini di Assad sparano sulla folla inerme”.
        Praticamente è lo stesso copione che è stato usato con successo in Libia.
        Ora, queste sono le manifestazioni di gioia per il veto Russia Cina. Vorrà dire qualcosa ?

        Sono pagati ? Sono sotto minaccia di armi, costretti a festeggiare ? Il regime gli ha dato le bandiere russe da sventolare ?

      • Duderinaldi scrive:

        Quello che descrivi tu è normale solo in contesti dittatoriali o oligarchici (non sorprende in tal senso il veto di due governi tutt’altro che democratici come Cina e Russia)… Che 100 siano felici mentre la maggioranza è chiusa in casa per timore che i cecchini sparino ai propri figli (7.000 sono morti nell’ultimo anno sotto Assad) non è affatto normale, è uno schiaffo a migliaia di anni di evoluzione umana! Ale, ti sto dando possibilità di esprimerti e qualora tu abbia interessanti documenti a sostegno delle tue tesi sarò felice di ospitarli, ma se hai semplicemente bisogno di perdere tempo tra una partita di “PES” e l’altra ti consiglio di passare a “Call Of Duty”😉

      • Alassio scrive:

        Ma perchè gli Stati Uniti, con i poliziotti che hanno tartassato il movimento occupy, o la Gran Bretagna che carica gli studenti coi cavalli, quelli sono democratici ?

        Questi li chiami “100 felici” ? http://www.youtube.com/watch?v=kZyqJnaOQa8
        La maggioranza chiusa in casa succede solo a Homs e a quel pugno di città contestate dai “ribelli” .. guarda i cecchini che sparano ai bambini, guarda http://www.youtube.com/watch?v=kZyqJnaOQa8 !!

        Vuoi documenti ? Ma perchp tu cos’hai scusa ? la solita velina di Rami Abdul Rahman che si fa mandare le notizie via telefono a Coventry ?

        Tieniti questi documenti, e poi prova a dire che non c’è una manipolazione dell’informazione in atto

        http://www.youtube.com/watch?v=FlJxqlNEtbA guarda che attori!!

        http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=M7pvXRGFPjE premi CC per i sottotitoli in inglese

        http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=FZSGpkzQT38 guarda quanto è brutale la polizia

        Ma il rapporto della Lega Araba l’hai letto tutto ? quello come documento non ti basta ? scommetto che neanche sei arrivato alla paarte “A. Monitoraggio e osservazione della cessazione di ogni violenza da tutte le parti in città e raree residenziali”777

        25. All’assegnazione delle loro zone di lavoro e come punto di partenza, gli osservatori sono stati testimoni di atti di violenza perpetrati da forze governative e ad uno scambio di fuoco con elementi armati a Homs e Hama. Come risultato delle insistenze della missione per una totale fine della violenza e il ritiro di veicoli e attrezzature dell’esercito, questi sono stati ritirati. I rapporti più recenti della missione indicano una situazione considerevolmente più calma su entrambe le parti in campo.

        26. A Dera’a e Homs, la Missione ha visto gruppi armati commettere atti di violenza contro le forze governative, causando morti e feriti nelle loro file. In certe situazioni, le forze governative hanno risposto agli attacchi condotti con forza contro di loro. Gli osservatori hanno notato che alcuni dei gruppi armati stavano usando razzi e proiettili perforanti.

        27. A Homs, Hama e Idlib, le missioni degli osservatori hanno assistito ad atti di violenza commessi contro Forze governative e civili, che hanno causato diversi morti e feriti. Esempi di tali atti includono il bombardamento di un autobus di civili, che ha ucciso otto persone e ferito altri, tra cui donne e bambini, e il bombardamento di un treno che trasportava gasolio. In un altro incidente a Homs, un autobus della polizia è stato fatto saltare in aria, uccidendo due ufficiali di polizia. Sono stati bombardati anche una conduttura di carburante e alcuni piccoli ponti.

        28. La Missione ha osservato che molti partiti hanno riferito falsamente di esplosioni o di violenze si erano verificate in diverse località. Quando gli osservatori sono andati in quei luoghi, hanno scoperto che quei rapporti erano infondati.

        29. La Missione ha inoltre osservato che, secondo le squadre in campo, i media hanno esagerato la natura degli incidenti, il numero di persone uccise in incidenti e le proteste in alcune città.

        ALLORA

        Ti bastano questi come documenti ?
        Se non ti bastano allora tieniti la benda davanti gli occhi e fai finta di nulla.
        Ora, dopo che mi hai gentilmente concesso il democratico diritto di esprimermi, torno a giocare a PES e a Call Of Duty.
        Saluti.

      • Duderinaldi scrive:

        Sei libero di fidarti delle fonti che preferisci, tu ti fidi di qualche delegato sulla cui inspiegabile cecità si interroga il mondo intero, io di migliaia di cittadini che da mesi testimoniano la carneficina in corso attraverso i social media😉 Poco importa chi dei due avrà ragione, quello che conta è che mentre tu giochi online altre persone muoiono per dinamiche ben più grandi di quelle che io e te possiamo comprendere… E che interesse avrebbe un ragazzo romano di 20anni ad intervenire su un blog qualsiasi, difendendo Al Assad e il suo regime impugnando un documento del tutto opinabile (se confrontato con la testimonianza di migliaia di cittadini)? Da community manager, la dinamica mi puzza non poco Ale >.>

  2. ninotta scrive:

    Alassio, non conosco le fonti da cui puoi trarre delle conclusioni simili… o meglio, immagino dove tu abbia preso certe informazioni e posizioni. Quello che ti vorrei far notare è che se su 100 persone 85 affermano che sta avvenendo un massacro in Siria, vuol dire che è molto probabile che stia avvenendo un massacro in Siria. Se consideriamo che in quell’85% ci sono note organizzazioni per i Diritti Umani, Onu, Unicef, media quali BBC, CNN, AlJazeera, Lega Araba, paesi maghrebini e arabi (i cui governi possono essere anche filo-occidentali, ma non il popolo, che è quello che attacca le ambasciate siriane nei rispettivi paesi…) senza considerare le prove e le testimonianze su Youtube, Facebook, … è facile dedurre che sia in atto un’oppressione da parte del regime in questo paese. Se quel 15% sostiene il contrario, sostenuto da Russia e Cina, due paesi che non hanno neanche l’idea di cosa sia una democrazia (d’altronde storicamente non lo sono mai state) e che agiscono per svariati ed evidenti interessi economici, forse non bisognerebbe prendere per oro colato quello che sostiene questa minoranza. Probabilmente questa minoranza sostiene Assad (video che hai postato), vuole questo regime…e ci sta. Ma se la maggioranza del paese vuole il contrario, non la si può reprimere. E’ un pensiero proprio delle peggiori dittature della storia…

  3. ninotta scrive:

    Alassio, un’altra cosa…non avevo letto il tuo ultimo commento.. Le tue fonti di informazione sono SOLO i video di youtube e il documento della Lega Araba!??? Sono queste le fonti attendibilissime a tuo avviso? Non mi stupisce la tua concezione dell’informazione, della manipolazione e ancor di più di volontà popolare…Toglimi una curiosità. Perché tu sostieni Assad?

  4. giuseppe scrive:

    Se posso permettermi di rispondere Assad va sostenuto perche’ e’ l’unico che puo’ permettere la transizione democratica e le riforme nel paese , di certo questo non lo potra’ fare il Cns che molti sostengono nel gruppo a senso unico “vogliamo la siria libera” dove non vengono mai citate le morti per mano del terrorismo e delle bande armate sostenute dallo stesso cns ,qualsiasi cosa succede nel gruppo vogliamo la siria libera viene sempre data la colpa al regime , anche per il bombardamento degli oleodotti dei gasdotti ecc.. e’ sempre secondo alcuni il governo che si tira la zappa sui piedi facendo saltare le proprie infrastrutture , ( roba da matti ) ,oltre a sventolare come vere tutte le fabbricazioni video e le false notizie di propaganda dell’opposizione quella meno leale e agli ordini di un agenda imperialista per distruggere la siria , per prima cosa vorrei la siria libera dal terrorismo che viene sostenuto da molti nel gruppo con cene per raccolta fondi che poi non si sa’ bene dove vanno a finire ? probabilmente in parte anche per comprare armi ? io voglio la siria libera si certo con piu’ diritti piu’ liberta’ per tutti voglio le riforme del presidente Assad , non dimenticate il multipluralismo , perche’ al posto di stare a perdere tempo non fate un partito in siria ora si puo’ .
    VI CONSIGLIO DI DARE UNA LETTA A QUESTO ARTICOLO che mi sembra ricco di informazioni interessanti che dovrebbero far riflettere
    http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=83

    inoltre il mio augurio che la soluzione in siria sia di tipo politico e non militare e per metterla in atto ci vorebbe un impegno anche dei molti attivisti che hanno un minimo di buonsenso a spingere le persone verso il dialogo che ovviamente il cns e molti altri rifiutano , perche’ la soluzione piu’ indolore per tutti secondo me e far sedere ad un tavolo i rappresentanti dell’opposizione e del governo siriano ma ovviamente tutti sventolano la malafede del governo Assad senza considerare che loro stessi sono in malafede rifiutando ognio forma di dialogo con quest’ultimo .
    Le sanzioni economiche che molti sostengono su vogliamo la siria libera stanno uccidendo il popolo siriano perche’ non organizzano una petizione per rimuoverle ??

    rispondetevi da soli
    addio
    un abbraccio a tutti i siriani onesti con la siria nel cuore

    Giuseppe

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