Techcrunch e il caso @MarkDavidson su Twitter

Qualche giorno fa mi sono imbattuto su un articolo del prestigioso blog Techcrunch intitolato Someone please wake up Mark Davidson, one of his Twitter ghostwriters went rouge.
L’articolo racconta di come un sedicente professionista del Marketing sia stato pubblicamente preso in giro su Twitter, sul suo stesso profilo, da uno dei suoi ghostwriter.

Twitter stream di Mark Davidson

Cos’è un ghostwriter?

Un ghostwriter, nell’accezione più moderna del termine, è un autore che scrive contenuti su blog, fanpage e account personali in nome e per conto di un’altra persona. Come se io da domani non avessi tempo per scrivere articoli su SocialMediaSurfer e affidassi la scrittura degli stessi a qualcuno, firmando poi gli articoli col mio nome.

Il caso Mark Davidson

Nello specifico, sembrerebbe che uno dei ghostwriter incaricati di gestire il profilo Twitter di Mark Davidson sia stato licenziato e abbia pensato di collegarsi per l’ultima volta al suo account per fare outing e prendere in giro il suo vecchio datore di lavoro.  Analizzando più a fondo la questione ho però individuato alcune anomalie:

– L’articolo era stato pubblicato su Techcrunch solo 3 ore dopo il primo post del ghostwriter. Ok, negli Stati Uniti era prima mattina, ma come mai una notizia di così poco rilievo veniva pubblicata così velocemente?

Twitter  permette di cancellare i propri tweet, perché Mark Davidson non lo aveva ancora fatto? Possibile che venisse pubblicato un articolo addirittura su Techcrunch e lo stesso protagonista non fosse a conoscenza di cosa avvenisse sul proprio profilo?

– Il comportamento del ghostwriter è illogico. Se fossi stato appena licenziato e avessi avuto ancora accesso al profilo che gestivo, non mi sarei certo limitato a prendere in giro il mio vecchio datore di lavoro. Nel caso in questione stiamo parlando di un profilo Twitter da 56.000 follower, perché il ghostwriter non ne ha approfittato per farsi un po’ di pubblicità invece di limitarsi a prendere in giro Mark Davidson? Perché, se era così arrabbiato, invece di suggerirgli di cambiare password (come ha fatto nel suo ultimo tweet) non si è impossessato della pagina?

Era evidente che la cosa era stata studiata a tavolino per generare traffico e creare awareness nei confronti di Mark Davidson, così sono intervenuto commentando l’articolo pubblicato su Techcrunch…

Le risposte dell’autore dell’articolo non sono tardate ad arrivare e, a quanto pare, non ero l’unico a nutrire il sospetto che fosse tutta una strategia virale messa in piedi dallo stesso Mark Davidson per far parlare di sé e aumentare i  follower della propria pagina (la sua lista di follower è aumentata di circa 1.000 utenti in un solo giorno!).
Qualcuno sosteneva stesse dormendo e che quindi non avesse ancora avuto tempo di intervenire sul suo profilo, ma dopo pochi minuti un altro lettore mi confermava che Mark Davidson aveva aggiornato in mattinata più volte il suo profilo Google+, quindi era sveglio e stava semplicemente facendo finta di nulla perché, evidentemente, il buzz era programmato.

Davidson ha dimenticato che la verità, in Rete, viene sempre a galla😉

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4 thoughts on “Techcrunch e il caso @MarkDavidson su Twitter

  1. suomii scrive:

    Evvai, sgamali tutti!🙂

    Suomii

  2. Gioia scrive:

    Come sempre, diplomatico e… pungente🙂

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